"Trasforma l'aria in musica!” ripete Fabrizio Meloni rivolgendosi ai suoi allievi, “suono, vita, aria...” così esprime la spontaneità che caratterizza il suo modo di suonare. L'autore ci offre la possibilità di accostarci al suo strumento in modo nuovo, raccontandone la storia e lo sviluppo, i problemi relativi alla fisica del suono e il suo ruolo in ambito jazzistico con uno sguardo alla scuola italiana. Il capitolo centrale, “La fonte invisibile” è sicuramente il frutto di esperienze vissute insieme a grandi musicisti e a grandi direttori, alla ricerca di colori e timbri diversi per esprimere sempre e al meglio la compagna della sua vita: la Musica.
La stesura di questo libro è stata certamente un'impresa lunga e difficoltosa, ma al tempo stesso stimolante ed eccitante. Per un musicista, infatti, è molto più semplice esprimersi attraverso la musica, e portare sulla carta sen sazioni, emozioni o semplici intuizioni tecniche si è rivelato un compito arduo. Daremo ampio spazio al profilo storico e all'aspetto tecnico (respirazione, emissione, vocalita`), ma ciò che ci siamo prefissi come obiettivo fondamentale è quello di porci con la massima naturalezza e spontaneità nei confronti dello strumento. Creare con uno strumento timbri, suoni e articolazioni è` esattamente ciò che gli esseri umani sono in grado di produrre anche con la voce; da una semplice parola ad una più complessa metamorfosi di dinamiche e colori dalle innumerevoli e repentine alterazioni emotive o semplicemente imitative.
Se tutto ciò che è nelle nostre facoltà avviene quasi naturalmente, almeno per quanto riguarda il linguaggio articolato che è proprio degli uomini, così come per quello figurativo, teatrale e musicale è il complesso dei mezzi espressivi, dovremmo essere in grado di produrre un suono cercando di ottenerlo con la massima semplicità.Proprio questo atteggiamento è tipico dell'improvvisazione come mezzo espressivo nella musica jazz, linguaggio che, per il musicista di estrazione classica, risulta a volte difficile da decifrare. L'improvvisazione rappresenta una sorta di transfert verso i confini piùintimi e le emozioni più profonde che solo la padro nanza assoluta dei ritmi, dei linguaggi più complessi e delle contaminazioni stilistiche consente di liberare e ascoltare. Ancora una volta il musicista consegna all'ascoltatore un momento di pura arte in perfetta sinergia con lo spirito. Musicista in quanto tramite ed interprete; lo strumento rappresenta l'anello di congiunzione fra l'uomo e la musica. A volte l'approccio con alcune partiture, prima d'essere un problema tecnico-strumentale, costituisce un ostacolo psicologico che pone nella condizione di subire passivamente quello che ci si trova davanti rendendo meri esecutori.Tale difficoltà oggi può essere superata grazie anche alle fonti e ai documenti cui possiamo attingere, che permettono di approfondire e di analizzare ogni tipo di partitura e di conoscere quindi meglio i fautori di questo connubio con la musica.Mi preme – allora – sottolineare la differenza tra la figura del musicista e quella dello strumentista: troppe volte assistiamo a commenti riferiti all'esecuzione di un bravo clarinettista o di un buon violinista senza che venga evidenziato lo spessore musicale, l'azione comunicativa che l'individuo dà al suo pubblico.
C'è quindi la tendenza ad ascrivere gli esecutori a una categoria di lavoratori, senza valutare il ruolo privilegiato che essi rivestono.
Secondo Schopenhauer la musica è l'immagine stessa della volontà, l'oggettivazione diretta della volontà,per cui "tutte le arti ci danno solo il riflesso mentre lamusica ci dà l'essenza" (Il mondo come volontà erappresentazione).Possiamo anche citare il pensiero hegeliano che attribuisce alla musica un ruolo ben preciso; attraverso lasua struttura si rivela la struttura stessa dell'anima, svelando il valore espressivo di sentimenti particolari erivelando all'anima la sua identità. E non dimentichiamo la figura del "Sacerdote musicista" che nelleculture primitive le riconosceva una natura magicacon straordinari poteri e virtù. Sarebbe troppo lungoelencare da Omero ai Pitagorici le varie attribuzioniriferite alla musica; pensiamo però che era considerata di "natura divina" e che oggi essa conserva ancoraun grande valore espressivo e comunicativo.
A questo punto quasi dimenticavo che l'oggetto "delnostro desiderio" è il clarinetto.
Clarinetto: strumento musicale a fiato a forma di tubo, in legno o in metallo fornito di fori e chiavi; strumento ad ancia semplice, costruito in legno, ebanite ometallo, di canna cilindrica. Sono queste alcune definizioni che possiamo trovare nei testi che illustranoforme e utilizzo di tale strumento. Non ci fermeremoalle descrizioni, arricchiremo il volume dedicandoci alla scuola italiana e conosceremo meglio il clarinetto visitando insieme i territori in cui ha svolto un ruolofondamentale, dal jazz alla musica contemporanea.
Chi mi ha proposto di occuparmi della stesura di questo libro era al corrente del fatto che non sarebbe statoun manuale pieno di argomentazioni tecniche, diteggiature, composizioni minori, accessori vari, elucubrazioni mentali tipiche da maniaci dell'oggettistica. Ovviamente non escluderemo tutto ciò anche se il nostroscopo sarà quello di pensare alle funzionalità espressive e al musicista che con questo strumento percorrerà l'universo musicale.
Buon viaggio!
Fabrizio Meloni